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06/04/2015, 10:26



Uno-Stato-contro-le-imprese-si-raddrizza-con-speranza-e-fiducia.


 Sempre più forti le premesse per la distruzione del tessuto imprenditoriale italiano, senza la ripresa della fiducia



Fare impresa è sempre più difficile e ciò non soltanto a causa di una crisi strutturale che non sembra aver fine a breve, ma soprattutto in virtù della combinazione di una serie di default di sistema, tali da mettere a repentaglio anche le aziende più solide. Tra il boom della tassazione (pari al 44%) e la ritrosia del sistema bancario a finanziarie l’economia, le imprese italiane riscontrano grandi problematiche nella competitività. 
In questo panorama sconfortante che non invoglia più i grandi gruppi stranieri ad investire in Italia, salvo che fagocitarli, desta ancor più preoccupazione la crescente attenzione che i grandi Paesi Europei stanno dedicando alle misure anti-crisi. 
Il Governo Inglese ad esempio prevede un taglio delle tasse sulle imprese, con una media del 20% al 2015. 
Dunque se la situazione in Italia non dovesse mutare, avremo una tassazione doppia rispetto a quella dei paesi anglosassoni. 
In Danimarca si è passati dal 25% al 22%, aliquota attualmente valida anche in Svezia. 
Un dato più di tanti altri può rendere ancor più chiaro il quadro generale: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico vede l’Italia, nella sua classifica, al sesto posto per tutto quanto riguarda il peso delle tasse sui salari. 
Ciò significa non soltanto una riduzione del potere economico d’acquisto, ma anche una riduzione della propensione alla spesa, che dunque si somma a tutte le problematiche che da anni caratterizzano il nostro sistema economico-finanziario. 
E il sistema creditizio? 
La risposta anche in questo caso è estremamente negativa. 
Non soltanto le banche non finanziano più le piccole e medie imprese, ma si palesano sempre di più una serie di default nei contratti bancari che sfociano in episodi di usura ed anatocismo diffusi, senza considerare l’assenza generalizzata di pattuizioni che rende anomali la maggior parte dei contratti con il settore impresa.
Eppure nonostante ciò le Banche appaiono sempre più deboli. 
Gli investimenti speculativi in borsa e gli incagli legati ad un’incauta politica di affidamenti erogati con logiche non sempre imprenditoriali, vedono gli Istituti più rappresentativi del nostro sistema, nell’occhio del ciclone. 
Quali le opportunità per le imprese in questo scenario desolante? 
I Confidi appaiono troppo piccoli e polverizzati per poter rappresentare uno "schermo" rappresentativo, grazie soprattutto alla permanenza di soggetti che restano fermi nella difesa spasmodica del proprio potere di bottega. 
Le Associazioni di Categoria che sono ai margini da anni ed in termini di "negoziazione" non hanno mai brillato, sono diventate insignificanti grazie alle loro gratuite battaglie, esclusivamente fondate sulla visibilità dei loro rappresentanti a danno delle imprese che dovrebbero rappresentare.
La chiave di volta in tal senso è, quindi, politica: occorre una programmazione seria e lungimirante sia in termini creditizi che industriali tale da poter ridare spazio alla ripresa occupazionale. 
L’assenza di un Governo cosciente, la Pubblica Amministrazione nelle mani della mediocrità, la volatilità del sistema bancario e la pressione fiscale record potrebbero rappresentare un cocktail letale per il tessuto imprenditoriale nazionale, già minato dalla mini strutturazione e patrimonializzazione delle realtà di riferimento. 
I reati tributari sono, addirittura, diventati una strada obbligata per quegli imprenditori che mai avrebbero pensato di dover difendere la propria impresa rimandando i propri obblighi, tanto da considerare, talvolta, la categoria come una calamità da perseguire. 
Riuscirà il sistema Impresa a reggere alle diseconomie italiane?
Gli sforzi necessari non possono fermarsi al riequilibrio dei dei numeri, ma bisogna ricercarli principalmente nella riscoperta dei valori sociali, nella generazione di speranze.
Una ripresa si misura con i numeri, ma si genera grazie alla fiducia.
La fiducia si basa sulla speranza e si proietta sul futuro, cioè su quello che ci aspetta.  
E’, quindi, necessario riscoprire e recuperare i valori di un Paese avanzato: convivenza civile, unità, coscienza sociale. Solo questo può restituire speranza e fiducia nel futuro. 
La speranza deve fondare su un vissuto di civiltà, la fiducia va concentrata sulla gente che ha sposato dignità e lealtà e sui giovani che le hanno imparate.


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