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27/10/2013, 09:00

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 Guarda l’alba che ci insegna a sorridere, quasi sembra che ci inviti a rinascere, tutto inizia, invecchia, cambia forma, l’amore, tutto si trasforma, persino il dolore più atroce si addomestica. Ma, n



Guarda l’alba che ci insegna a sorridere, quasi sembra che ci inviti a rinascere, tutto inizia, invecchia, cambia forma, l’amore, tutto si trasforma, persino il dolore più atroce si addomestica. Ma, nel chiudersi, un fiore al tramonto, si rigenera..
(“Guarda l’alba” di C. Consoli) 
La vita porta ad avere momenti pesanti, drammatici, ci nasconde persino le luci dell’alba, che arriva ogni giorno. Spesso, però, non riusciamo neppure a vederla. Lei aspetta e ritorna, puntualmente, per rassicurarti ogni giorno della vita, e ricordarti che il fiore che si chiude al suo tramonto, ogni indomani si rigenera. Non sempre tutto va per il verso giusto, e non è solo a causa del cattivo tempo se a volte un raccolto va perso; allora, si ricomincia. A volte, infatti, se hai addomesticato e mai dimenticato la ricchezza dei valori, sembra strano immaginare che, torna un benessere inaspettato. 
Ricominci a sentire il sole dell’inverno, mentre altrove piove, dove la gente corre,ostenta, con la volontà di stupire del nulla e ad ogni costo, dimenticando ogni piccolo dettaglio del più autentico benessere. E’ lì, in riva al mare, con quel sole che mi accarezza e mi ricorda di essere figlio suo, che comincio, anzitempo, a immaginarmi vecchio, quando vorrò solo ricordare i giorni buoni. 
Vorrò ricordare, infatti, solo chi non ho ringraziato a sufficienza, chi mi ha fatto stare bene anche solo un giorno, chi mi ha raccontato qualche bella storia, chi mi ha sorriso per una carezza. E magari, a tutti i prepotenti che ho incontrato, dirò ancora che non l’avranno vinta mai, apprezzerò e amerò sempre chi ha combattuto per restare vivo, chi mi ha aiutato nei miei peggiori momenti, chi mi ha insegnato qualche cosa. 
In fondo, questa mia vita è un eterno concerto, animato e, se solo potessi, non smetterei mai, rafforzato da un’alchimia che ha bisogno di un niente, mentre tutto il resto diventa banale. Il nostro tempo è crudele, i “sacchi leggi” non li schioda nessuno, ma a me è andata bene ancora, perché mi sento vivo, con quel tocco di genialità che la natura mi regala periodicamente, con quella dignità che è pane. 
Mille volte caduto e altrettante rialzato, con una musica che si smorza e si riaccende, con le note conosciute dei valori che sono a tua disposizione, se li hai costruiti.  Solo il cielo sopra di me, con effimere illusioni, per ricominciare ancora. nn nnCosì m’immagino.nIn questa scena meravigliosamente disegnata da Carmen Consoli, dove resto alla finestra e vedo gente che passa: bella, brutta, allegra, invidiosa e arrabbiata. Gente tronfia e impettita, che ha fatto fortuna e crede di avere il mondo in mano. Vedo gente sfaccendata che passeggia, sbivacca e fuma, s’incontra e si saluta solo con lo sguardo, si bacia e si abbraccia, si allontana, alcuni stringono la cinghia e con dignità riescono, comunque, a portare un tozzo di pane a casa. Un parroco che incita i parrocchiani a non peccare, ma che affretta l’omelia quando arriva il potente, che non può attendere per prendere la sua Comunione e costruirsi pochi minuti di auto-perdono. 
M’insultano,chiedendosi perché dovrei guardare qualcosa che è giusto resti così, ma non possono impedirmi di sognare. 
Sognare una grande civiltà com’è stata, dove razze diverse si stringono la mano ritenendo che la diversità è ricchezza, d’amore e di saggezza; ciò che è stato potrebbe tornare, se trovassimo semi buoni da coltivare. 
In questa terra di fuoco e mare, sento che le cose possano ancora cambiare. Un sogno, dove la lotta è più dura, ma cui non voglio rinunciare. 


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